Haibun di Elisa Allo

Un altro viaggio. Ma questo è un viaggio nella memoria. Niente corse, né valigie, né check in. Nessuna auto da sorpassare e niente cinture di sicurezza.

Il mio paese d’infanzia è ancora qui, dopo tutti questi anni. Immoto. Qui il tempo sembra essersi fermato alle sere d’estate in cui nel silenzio restavo a fissare il cielo stellato, brillante come non l’ho mai visto in nessun’altro angolo di mondo. Qui puoi ascoltare la voce della storia, anche se le strade sono deserte e al tuo fianco percepisci sono il brusio leggero dei lampioni. Qui ogni cosa è sempre uguale, anche le espressioni della gente, ma di gente ne è rimasta davvero poca.

Torno nella mia casa d’infanzia e scopro che il tempo ha crepato la sala da pranzo, che la muffa ha annerito la cameretta in cui ho dormito, sognato, giocato, studiato. Ma le stanze hanno conservato il loro profumo. O forse lo sto solo immaginando.

Vado in cucina e quasi mi aspetto di trovare la nonna seduta sulla solita sedia, accanto alla stufa a legna, intenta a snocciolare il rosario.

E il nonno? No, lui non lo immagino qui. Lui amava immergersi nella natura. Esco di casa e percorro la strada in discesa che conduce al torrente. Lentamente, un passo dopo l’altro. Il torrente in questo momento è solo un rivoletto. E’ stato un autunno caldo. Saltello sulle pietre levigate, barcollo leggermente sopra un sasso, poi riprendo il sentiero sterrato e sempre più scosceso. Adesso si sale e gli ultimi colori dell’autunno mi sorprendono. Respiro a fondo per fissare questi profumi ed è come un viaggio indietro nel tempo. Da qualche parte della mia mente, si deve essere aperto uno spiraglio, perché sento il cuore perdere un battito e le palpebre inumidire gli occhi. Mi stringo nella giacca, troppo leggera per dicembre: oggi una fresca brezza accarezza quest’angolo di Sicilia.

Alzo gli occhi e le vedo, “Le Rose”, il terreno del nonno. Mio padre e mio zio fanno del loro meglio per mantenerlo vivo e fruttuoso. Il profumo di mosto si sente ancora, che bello! Chiudo gli occhi, poi li riapro. E quassù, da sola, per un attimo torno bambina.

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Sul ramo più alto

l’ultimo cachi appeso

– “solo come una nuvola…”

(James Kirkup)

kaki

Foto da Pinterest

Questo Mini-Haibun è stato pubblicato sulla rivista italiana “Le Lumachine” n° 20 (maggio 2017), insieme ad altri pregevoli haibun, in seguito ad un Laboratorio organizzato su un gruppo Facebook da Stefano d’Andrea (editore della rivista), Paola Martino, Dolores Santoro e Littoria Gandolfi (moderatrici del gruppo).
Al link della rivista, potrete leggere gli altri mini-haibun e le modalità con sui si è svolto il laboratorio.
Per me è stato un onore partecipare ed essere tra gli haibun premiati.
Grazie ancora!

My “Paper Roses” Haiku and the Story of the Very Special Artwork That Inspired It

Often we wonder how a poem is born, what aroused the choice of words or images. This post by Jennifer Hambrick explains it in depth and makes me appreciate even more her haiku “paper roses”, recently published on this blog.
Thank you Jennifer for giving us the chance to glance over it.

Inner Voices

I love it when a project of unassuming origins takes on a life of its own.

My “paper roses” haiku, which the Italian haiku poet Elisa Allo recently featured and translated into Italian on her blog, Ama no gawa, recently found itself in the middle of such a project.  Little did I know that my haiku contains a pun that is impossible to translate into Italian.  Elisa presented the haiku with a beautiful graphic and an explanatory note about the translation:

Hambrick Paper roses haiku - 1

Hambrick Paper roses haiku - 2

My “paper roses” haiku might not have come about in the first place had it not been for the phenomenal artwork a group of Columbus-area elementary school students and a recent event of the Ohio Poetry Association.

In April, the Ohio Poetry Association published a statewide anthology of ekphrastic poems (poems inspired by other works of art), A Rustling and Waking Within.  The anthology was…

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