Piccolo albero
maestosità di forza 
Pace tra i rami
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All'ombra dei mandorli in fiore

Questa non è una storia qualunque. E’ una fiaba di altri tempi che una sera di tanti anni fa, mi raccontò mia madre, alla fioca luce della candela, in una notte d’inverno….

 

*

 

C’era una volta nella lontana terra d’oriente un reame meraviglioso la cui fama era conosciuta in tutte le terre confinanti.

Un’eterna primavera sembrava dominare il cielo di quei luoghi incantati ed il sole ne illuminava i verdi prati, con le sue braccia di luce.

Ma quel reame così antico, più di tutto era conosciuto per i suoi mandorli, ricoperti da una miriade di fiori rosa e bianchi, il cui profumo regalava ai suoi abitanti un’eterna felicità.

Eppure nel cuore di quell’antico paese una notte profonda si era insediata. Akaito, sovrano di quelle terre dai cieli senza confini, aveva deciso che Hisa, sua figlia minore, sarebbe presto partita per i paesi oltre la volta del cielo, per andare in sposa, al potente principe Keitari.

Keitari non l’aveva mai vista, ma in tutto il regno oltre le antiche colline, la fama della sua bellezza era ivi giunta da molto tempo, sulle ali del vento di primavera profumato di fiori di mandorlo.

Tutto era pronto per la partenza di Hisa e si narra, che da lì a poco, tutto il regno si sarebbe vestito a festa per celebrare le nozze dell’amata principessa.

Quando quel giorno arrivò, accadde una cosa straordinaria ed imprevista: i mandorli  in fiore in quel paese illuminato da un sole eterno, sembravano piangere la partenza dell’amata Hisa.

Essi appassirono e i colori delle sue gote che avevano colorato i fiori dall’eterno profumo, sbiadirono sotto la pallida luce dell’astro che triste si nascose dietro le montagne.

Un lungo inverno si insediò nel cuore della gente e petali rosa presero a vorticare nel vento come tante lacrime, le stesse che scendevano copiose dal volto della fanciulla.

Il viaggio durò molti giorni, finché il corteo reale arrivò nel reame oltre la volta del cielo

 Lì la accolsero i dignitari di quel  regno vestiti in abiti sontuosi che le diedero il benvenuto, seguendo un cerimoniale antichissimo, che durò un giorno ed una notte.

Hisa non incontrò Keitari, perché la tradizione comandava che i due giovani si sarebbero guardati in volto, solo il primo giorno di primavera.

Passarono i giorni ed i mesi, ed il principe Keitari, chiese a Re Masaachi, suo padre, di incontrare Hisa il cui volto ancora non aveva veduto. Mancavano oramai pochi giorni al primo giorno di primavera e il destino, da tempo immemore scritto nelle maglie del tempo, si stava compiendo.

Quel primo giorno di primavera, Hisa pianse molto mentre le ancelle la vestivano con abiti sontuosi del colore dell’oro d’oriente e adornavano il suo collo diafano, con ricchi gioielli.

Mai una fanciulla dal volto così bello aveva dimorato nell’antico reame di Masaachi, ma nel cuore di Hisa, era scesa da tempo un’eterna notte che aveva spazzato via i ricordi felici del suo antico paese. Si apprestò a scendere il lungo scalone che portava nella grande sala, quando all’improvviso udì il tintinnio di un campanello. Allora si fermò e scorse in un angolo della scalinata, che conduceva all’enorme sala del tè, dove avrebbe incontrato Keitari, un piccolo campanello finemente intarsiato.  Si narra che Hisa lo raccolse e con mani gentili lo portò all’orecchio per sentirne il dolce suono. Ma quel campanello era magico e la leggenda narra, che chi ne avesse udito il suono anche per un breve istante, sarebbe stato avvolto per sempre  in un’eterna notte senza sogni, sospesa nel buio delle tenebre.

Le sue ancelle, che pur la accompagnavano verso il suo destino, non si accorsero di nulla e quando Keitari accorse, ella già dimorava nelle antiche stanze senza vita.

Un letto di fiori fu preparato per poggiare  il suo corpo di fulgida bellezza che la accolse nel suo grembo maculato di lacrime screziate di rosso vermiglio. Keitari, le prese le mani e donandole un bacio sul volto del colore della luna, si congedò dalla sua bellezza, nascondendo le lacrime dietro ai suoi occhi di antico guerriero che caddero copiose sulle vesti di Hisa.

 

*

Oh mamma che storia triste, – dissi io!

Aspetta bambino mio….la storia non è finita.

Non è finita? Oh mamma dimmi che Hisa non morì per sempre…

Non correre troppo con la fantasia, ascolta in silenzio ed assapora i miracoli dell’amore, mio piccolo bambino….

E fu così che mia madre mi narrò il finale della storia di Hisa e Keitari.

*

 

Un profumo di fiori aleggiava nell’aria mentre gli abitanti del regno oltre le colline piangevano la morte di Hisa. Poggiata sul bianco talamo, il suo corpo di fanciulla in fiore, rimase solitario nella stanza che avrebbe dovuto celebrare un’unione scritta nelle maglie del destino, da sempre.

All’improvviso una folata di vento spalancò la  finestra, vicino al luogo dove era stato adagiato il corpo di Hisa e le accarezzò le sontuose vesti da sposa. Come se avesse vissuto un’eterna notte senza sogni, ella aprì gli occhi e si guardò intorno. Ricordava ancora l’ultima immagine che era rimasta impressa nei suoi occhi: un campanello ed un suono delizioso che l’avevano trasportata nell’antico regno senza colori, di cui sentiva sempre parlare nelle antiche leggende del suo paese. E allora ricordò la leggenda del campanello che un giorno, da bambina aveva udito da sua madre. Esso sceglie e viene trovato da coloro che non hanno conosciuto l’amore finché l’antico sortilegio, viene spezzato dalle lacrime di un uomo innamorato.

E fu così che Hisa, come guidata da una mano invisibile, si affacciò all’ampia terrazza che dava sul giardino reale e con capelli mossi da un vento ribelle,  vide un giovane dall’aspetto sontuoso che era appoggiato di spalle, al tronco di un albero.

Non ne vedeva il volto, ma dall’aspetto si sarebbe detto un nobile guerriero.

Come guidata da una mano invisibile, discese le scale e arrivò in un magnifico giardino ove fioriva ogni sorta di fiori. Hisa ascoltava il sussurro del vento del nord che le recava il pianto della sua gente che ne piangeva la morte prematura.

Fu un attimo e si voltò…

Ella fece per fuggire via ma Keitari la afferrò per la mano sinistra e tenendola tra le sue, le disse:

“ Chi siete nobile fanciulla?”.

Allora Hisa svelò il suo volto celato dietro ad un ventaglio intarsiato d’oro e d’argento e lo rivelò a Keitari.

Essi si guardarono negli occhi ed il principe,  affatto spaventato, riconobbe il volto di Hisa, che solo il giorno prima aveva salutato per sempre.

E senza nulla domandarle assaporò il tocco di quella piccola mano gentile: Hisa era così bella anche all’ombra dei mandorli ancor privi di germogli e che attendevano ora l’arrivo della primavera. E così, si narra che come per incanto,  mille minuscoli fiori, i cui colori ricordavano quello delle labbra della fanciulla, iniziarono a fiorire.

Hisa e Keitari, si amarono dal loro primo incontro e poco dopo, venne celebrato un sontuoso matrimonio ed una magnifica festa  che durò tre giorni e tre notti.

Qualche giorno dopo, giunse a cavallo un messaggero dal paese natio della fanciulla e a gran voce annunciò che i mandorli, che avevano dormito il lungo sonno dell’inverno per molto e molto tempo, si erano risvegliati e i fiori tanto amati da Hisa, erano tornati nuovamente a fiorire….

 

Minuscoli fiori

torneranno a fiorire

là dove ora

tutto è ricoperto di neve.

Piccole gemme

dal cuore rosa

silenziosi petali

mossi dal vento

all’ombra dei mandorli in fiore.

 

*

La storia finisce qui, bambino mio…., mi disse mia madre.

Che bella storia mamma! E’ davvero meravigliosa, risposi.

Eh già bambino mio. È davvero meravigliosa e…sai una cosa? Ricorda queste mie parole ora e per sempre. L’amore e solo l’amore può vincere su tutto, e restituire la gioia ad un cuore perduto. Esso ha un gran potere e vale più dell’oro e di tutti i preziosi di questa terra. E vince sempre. Anche sull’ombra del tempo e dei giorni in cui le tenebre hanno preso il posto del sole.

Questa fiaba ha partecipato all’iniziativa letteraria

Rosso Fiabe su Rosso Venexiano

il 14 Dicembre 2006.

L’immagine della fanciulla è quella di Li Gong in Memorie

Di una Geisha; essa mi sembrava perfetta per il viso che ho immaginato di Hisa e per

descrivere la scena del terrazzo.

Infine dedico questa fiaba a N. luce dei miei giorni.