In ritardo, ma riesco a postare solo adesso…

Volo incantato
Su nuvole e camini
Befana arriva
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Ritorno a casa

Il momento più bello della giornata è l'imbrunire. In inverno coincide con la fuga dal posto di lavoro per il frenetico rientro a casa. La città ingioiellata di luci si mostra in tutto il suo splendore, accarezzata dagli ultimi barlumi di un sole ormai morente e a volte attraversata da un vento colmo di profumi di svariata provenienza. Se il corpo è fiacco per il lavoro, solo ora l'anima comincia davvero a vivere lasciandosi trasportare da quel vento carico di memorie e testimonianze. La luna si affacciava da dietro un grattacielo di Shinjuku e sembrò guardare proprio me, ma perse subito le mie tracce non appena il treno si avventurò nei meandri della terra. Ogni fermata qui sembrava uguale all'altra; ci volevano dieci minuti per uscire da quel quartiere. E se poco prima la città si offriva dall'alto di una traversata panoramica, subito dopo si chiudeva nell'incanto della quotidianità costituita dalle pareti bianche di una casa bassa proprio a ridosso della ferrovia o da un vecchio col bastone che lentamente si avviava verso una ignota destinazione; e poi ancora dagli occhi di una liceale che da dietro la montatura saltavano da una parola all'altra del romanzo di turno o dalla curiosità di un cane attratto da un rumore di strada. Ecco che stavo tornando a casa e presto quel quartiere e presto quel quartiere sarebbe stato nuovamente un ricordo. I suoni del mondo di fuori si confondevano e morivano quando il convoglio imboccava una nuova galleria e si prodigava in un'altra curva, più difficile della precedente. A quell'ora c'erano pochi passeggeri nel mio vagone: alcuni scendevano a Shinjuku per godersi ancora un po' la città, altri non vedevano l'ora di poter arrivare a casa per sdraiarsi su un letto. Il freddo mi gelava le articolazioni, quando l'aria di fuori irrompeva nella vettura ad ogni apertura di porte. E mi regalava attimi di profumo d'inverno per restituire poco dopo le mie narici al fetore di quel treno, odore di metallo unto e plastica sudicia. E quella ragazza che da dietro gli occhiali non sembrava accorgersi di me si affrettava a leggere quante più parole poteva, avvinta dalla trama di un romanzo che non le lasciava fiato. Lei davvero poteva essere un interessante oggetto su cui fermare la mia attenzione, soprattutto quando nel buio della terra o in una galleria non puoi godere delle immagini della città e devi adattarti con ciò che il treno contiene. L'anima del treno sono i suoi passeggeri, con le loro storie chiuse nello scrigno dei loro pensieri o con tanti segreti da rivelare al mondo.

Incipit de "Il candore dei ciliegi" di Alessandro Del Gaudio