Fuji

Non posso scordare i tuoi viali che in aprile

fioriscono in turbini di petali bianchi e rosa,

nel vento carico di profumo orientali, lontani,

che sembrano scorrere davanti agli occhi come refoli colorati.

I passi leggeri di uomini in doppio petto che vanno ai loro affari

e di studentesse con le divise tutte uguali che affrontano i libri di scuola,

lungo strade che salgono e scendono come montagne russe.

E che dire della neve che improvvisamente giunge a declamare il fine anno,

e non smette più di cadere fino a quando tutto e bianco, accarezzata dal suono ovattato del gong nel tempio;

e il parco di Ueno che d’estate brilla delle poche lucciole che ancora resistono

e frinisce di cicale prima e dopo i temporali.

Quanti ritratti per una terra lontana,

che vive di tradizioni e sapori altrove smarriti o spenti,

fedele a se stessa e al suo passato,

orgogliosa di un rigido futuro.

Il treno che corre sugli alti cavalcavia che scollinano non fa rumore,

passa rapido, puntando verso nuovi appuntamenti e divertimenti,

nei sabati dello shopping e nelle domeniche uggiose di ampi tramonti

che baciano Shinjiuku,

verso settimane che sembrano correre troppo veloci.

Come non sentirsi nostalgici anche solo a sognarti,

o a pensare come tu sia o possa essere,

non dimentichi delle tue enormi contraddizioni,

ma mai privo di evocazioni e suggestioni in abbondanza,

terra che all’ombra del vulcano respiri?

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Lavinia Ruggieri, Pioggia,1955

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Cappelli urbani
Corse in muta contesa
Cinerea doccia.