LE DUE FORTUNE

Ovvero… la "Cenerentola" d’Oriente!

C’era una volta un uomo che era rimasto vedovo e viveva con una figlia di nome Fortuna.
Un giorno l’uomo, desideroso di ridare una madre alla figlia, si risposò con una donna il cui nome era Fortuna, lo stesso della figlia.
La figlia dell’uomo era molto carina, mentre quella della donna era decisamente brutta.
La matrigna era molto gelosa della figliastra, anche perché il suo nuovo marito era ricco, ma la sua ricchezza sarebbe stata divisa tra le due ragazze.
Per questo motivo la figliastra era costretta ogni giorno a fare i lavori più pesanti, mentre la vera figlia della moglie poteva fare tutto quello che voleva senza nessuna preoccupazione.
Un giorno la matrigna con la sorellastra andarono in città a fare spese e lasciarono alla povera Fortuna tutti i lavori da fare tra i qualic’era anche quello di dover andare a lavare dieci pesantissimi sacchi di riso nello stagno vicino casa.

Fortuna era disperata, si mise così in riva allo stagno e scoppiò a piangere.
Le sue lacrime caddero nell’acqua che iniziò a cambiare colore. Ad un certo punto si udì una voce dire: "Fortuna sono la tua mamma, ti voglio aiutare.
Cogli una delle canne di bambù che crescono qui vicino e battila una volta sul tuo fianco esprimendo un desiderio. Vedrai che si avvererà".
Fortuna fece come le era stato detto e riuscì a terminare il lavoro.
Poco tempo dopo il figlio del governatore diede una festa per cercare moglie.
La matrigna e la sorellastra andarono immediatamente al ricevimento.
Fortuna allora si recò allo stagno e chiese di poter avere l’abito più bello di tutti, così potè andare al ballo.

Il figlio del governatore s’innamorò di Fortuna a prima vista.
In poco tempo la ragazza potè lasciare la casa paterna e si sposò con il giovane, mentre la matrigna e la sorellastra non capirono mai il segreto dello stagno.

Da Giappone – Guida di Dada.net, a cura di Daisy Bozza

Ciclo Tolkieniano in Tre Parti
EufemiaG (I-II) – Tetractys (III-IV)
Seconda parte

Spada degli Elfi
nella notte dei tempi
Narsil il nome

Dell’elsa fiamma ardente
essa fu riforgiata

Antico reame
Sette stelle l’emblema
di nuova vita

Anduril nominata
nelle mani di Elessar

Ferrea Fiamma
Anglachel il suo nome
di Eol gran dono

Ma di Elwe ancor più
gloria nel possederla.

Gurthang rinasce
dalle mani di Turin

E di Glaurung estinto
viene il proprio nome.

Luna d’agosto

Striscie nere e d’oro

Guardano  il sangue

Non sanno che squarciano

Lampi di gelo rosso.

                                          FL

D’altri la coppa

Lama da luna rossa

Follie su follie

Il respiro d’astri

Non  bastano ancora?

                                                            FL

Voce d’uccello

celata dall’ombra

tace silente.

Nel giardino scivoli

so che cerchi qualcosa.

                                                              FL