Irti capelli
quali lingue di fuoco
ree seducono

del mio lubrico sguardo
ogni colpevole morsa.

Son due tizzoni
color della porpora
orsù vivaci

i tuoi occhi ridenti
su viso di fanciulla.

Come rubini
son lacrime di sangue
nel discendere

dei profondi declivi
del mio corpo esausto

gl’ultimi resti,
poiché così ne nutri
fra polverose

illusioni d’amore,
l’instancabile sete.

Veleno stilla
quel compiaciuto dono
sì, di tenebra

che le tue ali or tinge
di nettare albino:

quando, caduta
lungo il buio scranno
d’eterna gloria

l’abisso tuo s’arresta
fra immutati scogli.

L’anima, danni,
e nel mio ventre covi
umane serpi

col volto di chi linfa
venefica asperge

su sempiterne
ferite di un cuore
lacero, dunque,

nel non aver colto, ahimè,
del tuo Io, un sol morso.

Dedicata al mio amore Eufemia

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manto d’argento

sonnecchiando il sole

colline d’ambra.

Dragoni i sentieri

nebbia di foglie verdi.