Dolci sussuri
di fata in tetri abissi.
Sussulta il poeta.

Gran dono d’amore il tuo:
Si vivifica il cuore.

Un cavaliere
ne nasce a tal richiamo:
La spada è tratta.

Un nuovo lieto fine
cinge fiabe d’eterno.





Dedicato alla mia fonte d’ispirazione Eufemia

Nivea coltre
silenzio assoluto
tra alberi spogli

Tremano i rami
nella culla di vento
cuore si desta

Bianco risveglio,
dal vetro appannato
nulla si scorge

Cielo di rosa –
tra i vapori intravedo
fior di ciliegio

Tra i ciliegi
assolato meriggio
trascorro le ore

Cantano i grilli
mentre il sole mi bagna –
è ancora un sogno

Il renga è una composizione a quattro mani con Etain.
Gli haiku 1-3-5 sono miei mentre gli altri sono opera della nostra anfitriona.
Le ho proposto di scrivere questo renga assieme in quanto avevo tratto ispirazione da un haiku che avevo letto sul suo libro Sushi di versi
Per completezza, vi lascio l’haiku ispiratore:

Soffice pioggia
Nel giardino d’aceri
stuoia d’inverno

Inaspettatamente il renga ha iniziato a seguire il ritmo delle stagioni e noi ci siamo adeguate assecondando e lasciandoci trasportare.

Lettera a Savonarola, dal film

Frittole…quasi 1500

"Ti salutiamo

con la faccia sotto ai tuoi

piedi…capito?*

 

Bellissima immagine…

puoi anche muoverti se vuoi.."

( e nel film Benigni dice : " E noi zitti sotto")

* per esigenze metriche ho dovuto aggiungere questa parola, che nel dialogo originale, è inserita in un’altra battuta  ma vi lascio l’intero dialogo tratto dal film che so molti apprezzeranno!!!!

 

Da NON CI RESTA CHE PIANGERE (Troisi/Benigni)
(Italia, 1984)

 

(***per ovvie ragioni di scrittura il dialogo è riportato italianizzato)

B: (seduto) Prendi un foglio…..Mi dai un foglio della macelleria?
T: (in piedi) Ma è bianco, puoi scrivere qua, no?
B: Dietro a un foglio con i conti della macelleria, ma vuoi risparmiare?Dammi una penna . Guarda (si alza e stacca una penna da un’oca appesa al soffitto)..qui c’è la cartoleria a portata di mano….Ecco qua…..(si risiede)…le penne (indicando l’oca)
T: (seduto) Mi raccomando, Saverio!!Non facciamoci riconoscere.
B: Stai tranquillo.

Una musica allegra introduce il carrello della m.d.p. che isola i due in piano medio.La carrellata, rotatoria, parte da sinistra verso destra, per mantenersi poi su un punto di vista ed un’angolazione frontali.Troisi suggerisce a Benigni il testo della lettera, pieno di intercalari, pause e ritmi spezzati.

T: Con educazione…..
B: Caro….
T: Cerchiamo di fare una cosa.
B: Allora dettala te la lettera,eh?…Vai!
T: Avanti! Caro Savonarola…..
B: aspetta! Prima la data,no?Frittole….
T: Frittole.
B: Quanto Sarà?
T: Quasi millecinquecento.
B: Frittole quasi millecinquecento’
T: ‘O ‘ssaje tu quant’ n’avimmo?
B: Perché tu scrivi una lettera "Roma, quasi duemila? "
T: Non lo mettere…estate quasi millecinque, dai!Isso ‘o sape.
B: Beh, aspetta mi informo io.Allora: caro….
T: Aspetta…
B: Caro no, non è un nostro amico.
T: Aspetta, non scrivere subito…
B: San…San…Sant…
T: Santissimo Savonarola
B: Santissimo!!
T: Come sei bello….per esempio….cum si vulessm ricere…
B: Santissimo Savonarola.
T: Savonarola!!
B: Santissimo…
T: Savonarola!
B: Quanto ci piaci!
T: Quanto ci piaci.
B: A noi due.
T: Accussì, già vere che simm’ seguaci
B: l’esclamativo ce l’avrà?
T: Mettilo!
B: Vabbe’!!
T: Metti scusa le volgarità
B: Scusa le volgarità… ma come …a Savonarola?
T: Per quello ogni cosa è peccato…. se vede il punto esclamativo può dire: eche è sto’ coso qua??un uomo con il puntino…metti scusa le volgarita’…
B: ….volgarita’….allora mettiamo una freccia
T: No, no scusa le volgarita’ eventuali
B: Eventuali, perché?
T: Eventuali, pecche’ senno’…..’a vuo’ scrivere come dico io Saverio ??Altrimenti quello dice: perché , volevano essere volgari e non ci sono riusciti?
B: (acconsentendo suo malgrado)Eventuali. punto……eh’ come va’?…..no, non va!!
T: Santissimo, noi….non..
B: Santissimo Savonarola, lascia vivere Vitellozzo
T: Lascia… potresti lasciar vivere Vitellozzo ?
B: Vitellozzo!
T: Se puoi, eh?
B: Savonarola!
T: Savonarola Mo’ adesso bisogna spiegare per bene perché lui fa’ cosi’
B: Anche a dirgli …….lui è proprio uno che ..eeh, che c’è?
T: Appunto! e che è?
B: E che è ?? Diamoci….
T: Non solo a lui….
B: Diamoci, come dire, tutti insieme, una calmata,eh! oh!
T: Eh! Tra parentesi
B: Eh! Oh!

T: Poi scrivi nel caso scusa la parentesi …e che è, e che è? Qua pare ..che ogni cosa ,uno non si può muovere……che e questo e quello e pure per te …..OoooH!!!!
B: Questo e quello,oooh!!!
T: Due personcine per bene,noi siamo personcine per bene…….
B. Che non facciamo male a nessuno…
T: che non farebbero male nemmeno a una mosca.
B: Figuriamoci…
T: Figuriamoci ad un santo come te.
B: Figuriamoci ad un santone come te
T; A un santone come te
B: Anzi, varrai piu’ di una mosca,no?
T: No, pare che lo metti in competizione…..
B: Vabbe’…
T: Anzi dice tutto
B: Anzi, ciao!
T: NO, no, no, qua ci vuole un saluto per bene ..cioe’ da peccatori umili.Noi ti salutiamo
B: Ti salutiamo con
T: Con…non sappiamo neanche noi
B: Noi…
T: Aspetta.Scrivi ….ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi…. proprio il massimo del peccatore.
B: Con la nostra faccia sotto i tuoi piedi
T: ..sotto i tuoi piedi senza neanche chiederti di stare fermo.Puoi muoverti.
B: Cioe’ che vuol dire
T: che con la faccia sotto i piedi puo’ camminare su due umili, capito?
B: Bellissima immagine.
T: Esatto
B: e puoi muoverti quanti ti pare e piace e noi zitti sotto
T: va bene
B: e noi zitti sotto. Punto.
T: Scusa il paragone tra il frate e la mosca, non volevamo minimamente offendere. I peccatori di prima.
B: Dobbiamo salutare
T: Con la faccia dove sappiamo
B: Ormai gli si è detto
T: I due peccatori con la faccia dove sappiamo.

B: sempre zitti
T: Sempre zitti
B: Sotto!
DURATA : 5.15 ‘

Cuore di legno
tra foglie sempreverdi:
scorre la linfa

di un amore mortale
tra le fitte radici

di un grande albero.
L’ardore di una ninfa
brucia per sempre:

Amato è il sommo poeta.
Una goccia sul foglio.

Dedicato alla mia Musa Ispiratrice Eufemia

Karesansui – Giardino Zen

Respiro quiete –
tra isole di sabbia
rinasco bonzo
 
Nella danza dei gingko
oggi contemplo il sole

 
*******
 

Il giardino karesansui (枯山水), conosciuto in occidente come giardino zen, rappresenta la fusione tra l’arte del giardino giapponese e la filosofia zen. L’estremo simbolismo dello zen, trova la sua espressione all’interno del giardino giapponese con l’assegnazione di un grande valore sia a pochi singoli elementi che al grande protagonista estetico, il vuoto. La pietra, presente in pochi esemplari accuratamente scelti, non solo sta a rappresentare, come nella tradizione, montagne e piante, ma è simbolo di tutte le cose del mondo naturale; icona dell’esistenza stessa delle cose come le percepiamo, rappresenta la materia in contrapposizione con gli spazi vuoti.

La disposizione apparentemente casuale delle pietre, talvolta lontane e solitarie, talvolta vicine e affastellate, richiama non solo la solitudine e l’incapacità dell’uomo di relazionarsi armoniosamente con l’ambiente naturale, ma vuole trasmetterci un messaggio chiaro e distinto: concepire gli oggetti e gli esseri di questo mondo come entità singole a se stanti significa riconoscere all’esistenza stessa del nostro universo un carattere di tragica solitudine e incomunicabilità. Al contrario, pace ed armonia vengono raggiunte quando si individuano gli spazi vuoti e i rapporti tra gli oggetti materiali come protagonisti e leganti della realtà in continua trasformazione. Il seguace dello zen è un’osservatore, ed è parte della natura. Egli non cerca di comprendere, il suo campo d’azione è l’interazione pacifica con il naturale divenire del mondo materiale.

Gli elementi (acqua, piante, pietre) sono rappresentati in maniera simbolica da pietre e ghiaia. L’acqua viene rappresentata da "fiumi" di ghiaia il cui moto si scontra con l’emergenza dal suolo di grosse pietre dalle forme naturalmente disordinate, allo scopo di simboleggiare il dinamismo delle forme della natura.

Ecco alcune interpretazioni dei disegni nei giardini zen:

  • La ghiaia rappresenta l’oceano e le pietre rappresentano le isole del Giappone.
  • Le rocce rappresentano una mamma tigre con i cuccioli che nuota verso un drago.
  • Le rocce formano parte del kanji per cuore o mente.

L’usanza di avere giardini di sabbia e pietra venne introdotta in Giappone dalla Cina e dalla Corea, ma furono i monaci zen a creare il karesansui. Il giardino Zen si trasforma quotidianamente seguendo e riflettendo il costante mutamento dell’universo, creando uno spazio di pace tranquilla, di silenzio arcano e di grande armonia; la mente può espandersi e liberare l’ immaginazione. Inizialmente furono creati paesaggi intorno ai quali passeggiare e meditare rimanendo sui bordi. I sacerdoti Zen hanno poi assegnato alla loro costruzione lo scopo di aiutare alla comprensione più profonda dello Zen e dei suoi principi base che hanno portato alla creazione dei  kansho-niwa o giardini della contemplazione.

Si creano percorsi visivi uniformi e senza interruzioni che percorrono per la sua lunghezza il giardino e ruotano armoniosamente intorno alle isole. Spesso vengono aggiunti dei ponticelli che simboleggiano il passaggio attraverso il mare per raggiungere un punto di vista alternativo che altrimenti non sarebbe visibile. L’attraversamento è di buon auspicio all’inizio delle diverse stagioni, per operare profondi cambiamenti, secondo un’idea originaria della Cina classica.

Gli ideali estetici espressi nei giardini sono resi dalla disposizione degli elementi,  tale da creare un effetto di naturalezza evitando impatti eccessivi sulla percezione dell’intero giardino: la simmetria e l’eccessiva eterogeneità portano a scene complicate che disturbano la tranquillità visiva.

Il più celebre giardino zen è quello di Ryoan-ji a Kyōto, che detiene il primato dei giardini tradizionali più famosi nei suoi templi.

Oggi è possibile acquistare dei "giardini zen da tavolo", i cosidetti bonseki (da una superficie minima di 30 cm quadrati ad una massima di 200×150). La loro struttura portante, simile ad una cornice, è in legno di colore, preferibilmente, nero. La sabbia deve essere quella adatta, di colore bianco o grigio chiarissimo e richiede una frequente pettinatura, azione che ha lo scopo di indurre uno stato di benessere ed anti-stress: il rastrello, simbolo di creatività, serve a disegnare sulla sabbia del giardino Zen il proprio mondo interiore.
In essi devono essere rispettati tutti i canoni tradizionali, quali il posizionamento delle pietre, la rappresentazione delle onde sulla sabbia e, opzionalmente, i fiumi di roccia.
Il Bonseki deve essere posizionato preferibilmente al centro di una stanza oppure sul lato ovest della stessa. Il giardino in miniatura deve essere illuminato dalla luce del sole durante il giorno. Nelle ore notturne va illuminato con una lanterna in carta di riso o in bambù.

Fonti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Giardino_zen

http://www.casazen.com/giappone_tradizionale/

http://www.giardinigiapponesi.it/

http://www.zr-giardinaggio.it/