Deterge il corpo
l’avvenente odalisca
fra sorde mura

distanti da una vita
che più non le appartiene.

Chiusa la pelle
fra speziati ornamenti,
dolce prigione

ai confini d’un harem.
Un riflesso nell’acqua.

Lieve un sorriso
arabeschi sul viso,
di Samarcanda

i profumi ed unguenti
sono solo catene.

Baciare non puoi
chi fra tutti tu più ami.
Questo il destino

d’una serva d’Oriente.
Il pianto è tuo compagno.

Danza orientale
la forma di riscatto
con il sultano.

Nel muovere il tuo corpo
frammenti di libertà.

Dedico questo testo alle mie due opere Shahrazade e Shams Al Nahar e le dieci perle d’Oriente.

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