Natale e Capodanno in Giappone

Un pò in ritardo, ma ci tenevo a postare questo vecchio articolo in questa nuova location.

Buona lettura e Buon Anno!

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Natale in Giappone
Il Natale in Giappone è vissuto molto diversamente da come lo viviamo noi in Italia, giacché meno dell’1% della popolazione giapponese è cristiana.
Il 25 Dicembre non è un giorno festivo: tutti vanno normalmente a scuola o al lavoro. Per i giapponesi il Natale è principalmente una festa commerciale, e molti giapponesi non conoscono nemmeno il vero significato di questo evento cristiano. Oltre a scambiare i regali di Natale, c’è anche l’abitudine di spedire l’oseibo, ovvero il regalo di fine anno (questo avviene generalmente tra le aziende), un modo per ringraziare per i favori ricevuti durante l’anno appena trascorso.
Come succede continuamente, anche in dell’occasione del Natale, i giapponesi amano importare dall’occidente determinate tradizioni e trasformarle in qualcosa di strettamente giapponese. Ci si scambiamo i regali fra amici, viene Babbo Natale con i regali per i bambini. Le città cambiano molto e tanti negozi allestiscono le vetrine per Natale con gli alberi di Natale. Durante questo periodo nei grandi magazzini si tengono cori e concerti di musica classica, diventando quasi un “luogo di culto” che sostituisce la chiesa.
Al posto del panettone, i giapponesi preparano la loro famosa “torta di Natale” (nella foto).
Al contrario che da noi, questo giorno solitamente viene trascorso vicino alla persona amata, e non in famiglia. Dunque, è usanza approfittare di questa festività per prenotare una cenetta romantica in un ristorante o in un hotel.
Per i giapponesi il Natale è come per noi il Capodanno, ed il Capodanno per loro è come per noi il Natale.
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O-shogatsu: il Capodanno giapponese
In Giappone il Capodanno è una festività molto importante, quanto il Natale per noi. Non significa solo l’inizio di un nuovo anno: porta nuova vita, nuove speranze, e la possibilità di ricominciare di nuovo qualcosa. L’anno in Giappone ha un inizio ed una fine ben precisi: 1 gennaio e 31 dicembre, ed il giorno di Capodanno separa il vecchio dal nuovo anno. Ogni anno è un’unità indipendente che comincia sempre con il primo gennaio. Per noi è veramente strano pensare che in Giappone un neonato nato il 31 dicembre abbia due anni il giorno seguente, primo giorno di un nuovo anno: la spiegazione è che ha vissuto in due anni differenti, è nato in un anno e continua a vivere in un altro!
Il termine giapponese per Capodanno è O-shogatsu che letteralmente significa “mese giusto, adatto”: il mese adatto per i propositi del Nuovo Anno e per la determinazione di ottenere prosperità e felicità nei mesi a venire. In passato era il momento dell’anno in cui si ringraziavano gli dei che proteggevano i raccolti e in cui si dava il benvenuto agli dei e agli spiriti benigni. Per il suo significato, il nuovo anno viene festeggiato sia in modo serio che in modo più gioioso e spensierato, in famiglia come in società.
Innanzitutto, si partecipa alle “feste per dimenticare l’anno”, i bonenkai, che si tengono in dicembre, mentre quelle per il nuovo anno, gli shinnenkai si tengono a gennaio. Si tratta d’incontri sociali (prevalentemente cene o pranzi) organizzati tra colleghi di lavoro, compagni di scuola, o altri conoscenti. Non sono incontri familiari e non devono essere confusi con le celebrazioni del Nuovo Anno dei primi 3 giorni di gennaio che sono per tradizione eventi che riguardano la famiglia.
Per preparare la propria casa per l’inizio del nuovo anno, è molto importante l’usanza del susuharai (letteralmente significa “togliere la polvere, la fuliggine”), che anticamente era la grande pulizia annuale delle statue buddhiste nei templi, mentre ora nelle case è la tradizionale pulizia delle abitazioni a fine anno, un po’ come le nostre “pulizie di primavera”! In un posto pulito è più facile che arrivi la buona fortuna.
Se è possibile, è di buon auspicio anche rinnovare il guardaroba ed indossare qualcosa di nuovo, come un bel kimono!
La fine di dicembre è il periodo indicato per spedire le cartoline d’auguri per l’anno nuovo, chiamate nengajo, in cui, oltre ai saluti convenzionali come “Buon Anno Nuovo” (Akemashite omedetou gozaimasu) si aggiungono notizie recenti su se stessi o i buoni propositi che si vogliono attuare. Queste cartoline dal 1949 sono abbinate ad un concorso a premi, una specie di lotteria. E’ usanza spedirle entro i primi sette giorni dell’anno e non vengono spedite a chi ha avuto un lutto in famiglia durante l’anno che volge al termine. L’arrivo del nuovo anno lo si può vedere innanzitutto dalle decorazioni con cui vengono addobbati i negozi, i palazzi aziendali, le banche,e le case. Si tratta di addobi essenziali, come decorazioni di rami di pino e bambù, i kadomatsu.
L’arrivo del nuovo anno è scandito la notte del 31 dicembre dai rintocchi delle campane dei templi buddhisti, si tratta del Joya no Kane, i 108 solenni rintocchi di fine anno: 108 sono i grani del rosario buddhista (jizu) e 108 sono secondo le credenze cinesi i peccati e desideri dei comuni mortali (tanti rintocchi quanti sono gli elefanti di Bonō per confessare tutti i peccati degli uomini). Con l’ultimo dei 108 rintocchi della campana dei templi a mezzanotte, tutto il male dell’anno appena passato è come dissolto, e ci si appresta ad una nuova vita con più felicità. La campana che viene suonata durante l’ultimo dell’anno è chiamata tsuri gane, e sebbene abbia la forma di una campana viene suonata come un gong con un grande tronco in legno.
Come succede anche da noi a Capodanno si mangiano e si bevono pietanze e bevande particolari (osechi ryori) preparati in anticipo. La sera della vigilia si mangiano i toshikoshi soba (toshokoshi=”trascorrere l’ultimo giorno dell’anno”), spaghetti di riso che simboleggiano la lunga vita, in pratica il piatto che ha lo stesso significato delle nostre lenticchie!
La mattina del primo giorno dell’anno si beve il fukucha , il thè della buona fortuna, un thè verde servito con un’albicocca conservata in salamoia in ogni tazza (dai tempi antichi si riteneva che thè ed albicocca tenessero lontana la tristezza); il toso, un particolare sake aromatizzato con varie erbe e spezie (pepe, ginger, cannella, rabarbaro, ecc) che da un punto di vista simbolico è ritenuto allontanare le malattie, da un punto di vista medico stimola la digestione e la circolazione sanguigna. Dopo aver bevuto in modo rituale thè e sake si mangia una speciale zuppa di Capodanno, la zouni preparata con mochi di riso, pollo, verdure, erbe varie ed è il piatto nazionale del nuovo anno. Un altro importante piatto e l’omochi, riso bollito e pressato in forma di polpetta e cucinato arrostito o aggiunto alla zuppa. I cibi vengono anche usati come offerta per gli altarini familiari buddhisti e shintoisti. I primi giorni di gennaio si vanno a fare insieme alla famiglia e agli amici le prime visite dell’anno hatsumode ai santuari shintoisti e ai templi buddisti.
La maggior parte dei giapponesi si reca al tempio più mossa dalla tradizione piuttosto che dal fervore religioso. Importante è anche il discorso d’inizio anno che l’Imperatore tiene davanti alla folla radunata a Tokyo davanti al Palazzo Imperiale. Per fare in modo che più gente possibile ascolti direttamente le parole dell’Imperatore, presente con l’Imperatrice e membri della Famiglia Imperiale, il discorso viene ripetuto ogni mezz’ora.
Curiosità
I bambini attendono in modo particolare il Capodanno, perché ricevono regali in denaro (otoshidama) dai genitori e dai parenti. Messi insieme gli otoshidana raggiungono parecchie migliaia di yen! -In media vengono stampate dal ministero delle poste circa 4 miliardi di cartoline augurali ogni anno! – L’usanza della pulizia delle statue buddhiste è tuttora presente e a fine anno in televisione vengono spesso trasmesse le immagini delle pulizie delle grandi statue buddhiste come quella del Grande Buddha di Nara (Nara Daibutsu), con i monaci arrampicati sulla statua per pulirla!
Fonti: Bea Montanari (www.giapponegiappone.it)
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3 thoughts on “Natale e Capodanno in Giappone

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