Kodomo no hi (“giorno dei bambini”)

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Koinobori al vento, all’Istituto di Cultura Giapponese di Roma (foto mia)

May’s rain 
small hands paint
carps to hang
*
pioggia di maggio
piccole mani dipingono
carpe da appendere
 
*
iris carpet –
a little boy ventures
the first steps
*
tappeto di iris –
un bambino azzarda
i primi passi
*

Elisa Allo

*
carps’ dance 
in the children’s day:
everyone is happy!
*
danza di carpe
nel giorno dei bambini:
tutti felici!
*

Leonardo (7 year old)

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Istituto di Cultura Giapponese di Roma (nella foto Kintarō con il kabuto – foto mia)

 

Kodomo no hi (こどもの日 “giorno dei bambini”) è una festività nazionale giapponese celebrata il 5 maggio (il quinto giorno del quinto mese) che chiude la Golden Week. Il giorno viene dedicato al rispetto dell’indole dei bambini e per festeggiare la loro felicità.

In occasione del Kodomo no hi le famiglie espongono i koinobori, delle maniche a vento decorate a forma di carpa. Per ogni figlio (in alcuni casi soltanto per i maschi) viene esposto un koinobori raffigurante Kintarō con il kabuto — il tradizionale elmetto militare giapponese — mentre cavalca una grande carpa. Kintarō e il kabuto sono un auspicio perché il bambino cresca forte e sano, mentre la carpa si rifà a una leggenda cinese secondo la quale una carpa che nuotava controcorrente si trasformò in drago; il vento muove i koinobori in una maniera che ricorda il nuoto del pesce.

Kintarō (金太郎) è il nome con il quale era conosciuto durante l’infanzia Sakata no Kintoki, uno dei discepoli di Minamoto no Raikō vissuto nel periodo Heian e divenuto famoso per la notevole forza che aveva da bambino. La leggenda narra che Kintarō cavalcasse un orso e che trascorresse il tempo giocando con gli animali sulle montagne da fanciullo. (da Wikipedia)

Durante kodomo no hi si appendono sulle porte di casa foglie di iris e di artemisia in segno di augurio e si prendono bagni caldi nelle vasche in cui galleggiano petali e foglie di iris affinché le foglie di questa pianta, la cui forma allungata e appuntita ricorda quella di una spada, instillino lo spirito combattivo di un guerriero in chi si vi immerge. Del resto la festa era anticamente chiamata anche shōbu no sekku, festa dell’iris. Anticamente era tradizione, nella prefettura di Hyōgo, nel Giappone centrale, di strappar fuori dalla terra delle radici di iris (shōbu) e sistemarle accuratamente in una corona verde facendone emergere due rizomi, simili alle corna di un toro. Si regalavano poi queste corone naturali ai maschietti che, indossandole per la giornata, avrebbero ottenuto la forza caratteristica di quell’animale.

Un altro costume legato a questo giorno di festa  è quello di  mangiare polpettine di riso avvolte in foglie bambù e chiamate chimaki e dolci di riso ripieni di pasta di fagioli azuki e avvolti in foglie di quercia, chiamati kashiwa mochi. (da Giappone in Italia)

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Carpe nel Giardino giapponese (Foto mia)

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Hina Matsuri

fiorisce il pesco –
nell’aria le risate
delle bambole

*

peach flowers –
doll’s laughter
in the air

*

Elisa Allo

Oggi 3 Marzo è Hina Matsuri, ovvero “la festa delle bambole”: si prega per la buona crescita delle bambine e delle giovani donne.
Inoltre, questo periodo coincide in Giappone con la fioritura dei peschi (Momo no Sekku).

Per saperne di più, consultate questo link!

Daimon-ji Gozan Okuribi * 五山送り火

kanji sui colli –

un fiume di fiaccole

guida le anime

 

dopo il bacio d’addio

la nebbia si dissolve

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Elisa Allo

***

*A Kyoto, ogni anno al calare della notte, il festival Daimon-ji Gozan Okuribi offre ai suoi spettatori incantati un corteo di fiamme che divorano le montagne. Cinque monti incendiati con due simboli, un cielo illuminato. La sera del sedici Agosto alle 20:00, gli abitanti di Kyoto si riuniscono attorno ad un bicchiere di sakè per porgere i propri rispetti alle anime degli antenati ed osservare i giganti fuochi che infiammano i dintorni di Kyoto. Sul Daimonjisan, il carattere Dai ( 大 ), il più spettacolare, dà inizio a questo rovente spettacolo quale risponde l’altro Dai dell’Hidari-Daimonji-san. Poi, sui monti Matsugasaki Nishiyama e Higashiyama, prendono fuoco i kanji Myô ( 妙 ) e ( 法 ) che significano i « meravigliosi insegnamenti di Buddha », mentre il Monte Mandara-san adorna un suo fianco con un immenso torii incandescente – il tradizionale portale giapponese all’entrata dei santuari shinto. Sul Funayama, un funa-gata, una specie di barca, completa questo quadro a cinque lati per un panorama a 360 gradi. Oltre che per accrescere la temperatura di questo festival, un bicchiere di sakè assume un significato simbolico. Felici, sani e guariti sono coloro che vedono riflettere nel loro bicchiere uno dei gigantesche bracieri che illuminano cielo e montagne, evento considerato come un amuleto contro le malattie…di durata annua! (Dal sito Japan experience)

Katauta di Shubun-no-hi: felice Equinozio d’autunno!

in cielo e in terrra

un arazzo scarlatto –

ali sull’higanbana*

640px-tyouhiganbana

in sky and earth

a scarlet tapestry –

wings over higanbana*

 

*L’higanbana, o fiore dell’equinozio autunnale, fiorisce in Giappone tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Il suo nome scientifico è Lycoris radiata, ma lo chiamano anche Giglio del ragno rosso.  Di esso si parla persino nel famoso “Sutra del loto” della tradizione buddhista, in cui rappresenta il Nirvana. Per saperne di più riguardo alla Festa buddhista dell’Equinozio, leggete a questo link.

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Elisa Allo

 

Tanka di O-Tsukimi*

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sfera incantata
trapela tra gli shoji**
e i rami d’acero

C’è chi cercava il senno
io inseguo il Bianconiglio

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enchanted ball
goes through the shoji
and the maple branches

Some people looked for his wits
I chase the White Rabbit

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*Ovvero… la Contemplazione della prima luna d’autunno. A questo link troverete molte informazioni e curiosità a proposito di questa festa, riguardo ai suoi dolci tipici, i dango, all’uso di scrivere poesie, soprattutto tanka, e alla leggenda del Coniglio della luna.

Quest’anno la ricorrenza cadeva il 15 settembre.

** Gli shoji sono le porte scorrevoli giapponesi rivestite in carta di riso delle abitazioni tradizionali, il cui stile pare risalga all’epoca Edo. Oggi le troviamo, per esempio, nei ryokan, gli alberghi tradizionali.