Tanabata Matsuri 2011

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 Settima notte:

si rinnova l’incanto

del Tanabata

 

Come ogni anno, il 7 luglio si festeggia la settima notte”, ovvero ricorrerà la festa di Tanabata, corrispondente all’incontro delle stelle Altair e Vega nell’emisfero boreale, come ricorderete da questo post: Tanabata: La via lattea e l’incontro di due stelle.

Vi riassumo in breve…

In Giappone, è d’uso addobbare strade, usci, case, stanze, tetti con frondose canne di bambù, ornandole di cartigli di cinque colori recanti poesie d’amore, di desiderio e di attesa: i cosiddetti “tanzaku”. Poiché è credenza comune e molto diffusa che i desideri espressi in poesia nella notte di Tanabata siano destinati a compiersi entro tre anni.

Per far sì che i desideri si avverino, alla fine i tanzaku vengono bruciati.

Su “Ama no gawa”, attacchiamo i nostri tanzaku virtuali praticamente tutto l’anno.

Vi propongo di trascorrere la notte del 7 luglio di quest’anno depositando su queste pagine virtuali i nostri desideri, stavolta adottando i colori della tradizione nel testo o nelle immagini:

ROSA=AMORE BIANCO=PACE AZZURRO=PROTEZIONE
GIALLO=DENARO VERDE=SPERANZA ROSSO=PASSIONE

Visto che ho postato solo oggi e che la festa sarà domani, pensavo di prolungarla fino al 9, in modo da poter postare più desideri, quindi festeggeremo dal 7 al 9 luglio!

Quindi, cari haijin, “stelle” della nostra via lattea, accorrete numerosi e che ogni nostro desiderio venga esaudito!

  NB: tag “-tanabata“.

Etain

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L€’HAIKU: €œun attimo di vita che diventa verso

Cenni storici e caratteristiche

In principio fu il tanka
La poesia classica giapponese, spesso identificata nel tanka (letteralmente “poesia breve”), è rimasto inalterato dal V sec. d.C.; infatti, nasce e si afferma, per l’esattezza, durante il periodo Heian (794 – 1185). 
Il tanka è formato da 5 versi di 5+7+5+7+7 sillabe (in totale 31 sillabe) e viene considerato come composto da 2 ku [strofe] rispettivamente di 5+7+5 sillabe (kami no ku) e di 7+7 sillabe (shimo no ku). Costituisce un piccolo poema, e questa sua brevità gia di per sé costituisce un elemento di bellezza (poiché, secondo Sei Shonagon, “tutte le cose piccole sono belle”).
La fortuna del tanka raggiunse tali livelli da essere assunto come mezzo privilegiato di comunicazione alla corte.
Col passare del tempo, questa struttura si frammenta in una serie di battute, raggiungendo i suoi apici nell’XI e nel XII sec., sino a divenire una sorta di dialogo virtuosistico in versi tra un poeta che compone la prima strofa, ed il suo interlocutore che risponde con la seconda. Ad essi si aggiungono via via altri partecipanti, trasformando il tanka in un kusari-renga, ossia una “poesia a catena”. Ciascuna strofa deve richiamare solo quella precedente, creando così un variegato movimento all’interno della composizione, che poteva raggiungere le oltre cento strofe, seguendo un meccanismo simile a quello delle scatole cinesi.
Già da questa fase, si può comprendere l’importanza della prima strofa, che finirà poi per emanciparsi prendendo il nome di hokku.
Inizialmente destinato solo all’ambiente della corte, il renga divenne così popolare da diffondersi anche al di fuori: nasce così il chika-renga, ossia le composizioni redatte da persone non nobili.
Nuovi contenuti e nuove forme si svilupparono, liberandosi, almeno in parte, dalle convenzioni e dai manierismi, lasciando spazio alla spontaneità: ecco quindi
l’haikai-no-renga¸diffusissimo nel XVII secolo, in cui lo stile si abbassa sino a divenire umoristico e leggero, a volte persino triviale.
Ed è in questo scenario che s’inserisce Matsuo Bashõ (1644-1694), in un contesto segnato da un profondo rinnovamento sociale e da un nuovo fervore artistico: è l’età in cui fiorisce la classe borghese, al centro di interessi non più solo economici, ma anche politici e culturali. E’ una sorta di “rinascimento giapponese”.
Ed è grazie a Bashõ che nasce l’haiku vero e proprio.
L’haiku “è una suggestione semplice e profonda” e ha una struttura fissa di 5-7-5 sillabe (o corta lunga corta) all’interno della quale vengono eliminati i fronzoli come le congiunzioni e molti altri elementi che abbondano invece nella poesia a più strofe.
È una poesia di cose non di idee.
Fa riferimento attraverso il kigo (o riferimento stagionale) alle quattro stagioni, nel quale si cristallizzano le emozioni sfumate che percorrono una data stagione.
Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell’animo dell’haijin (il poeta).
La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni.
Vengono quasi dipinti dei lievi tratti, come nella pittura impressionistica, i contorni non sono definiti, ma – proprio per questo – lasciano lo spazio all’animo e alle sensazioni di passare più rapidamente dal verso al cuore ad una comunicazione interna che è libera, e fluisce, dai versi appena accennati, alla nostra interpretazione, che non è necessariamente mentale.
Quasi “una folata di vento che ridesta l’assopito…”
Chi non riesce a percepire la bellezza di una semplice folata di vento che porta il profumo della prossima stagione?
È questione di percezione, è questione di valore dato ad una singola sensazione.
“L’haiku è un’impressione, un’istantanea del mondo; non documenta, illustra. Eppure non s’impone.”
Come semplici esempi, rimando ai tag haiku e tanka.
Non fatevi scoraggiare dall’apparente rigidità della metrica sillabica: dimenticate la grammatica italiana, seguite la scansione ritmica del singolo verso e la musicalità delle parole… ad es., noterete che 2 vocali vicine nella metrica si annullano a vicenda e nella lettura tendono ad unirsi in una sola sillaba!
Es.: “ron-di-niin-viag-gio”… sarebbero almeno 6 sillabe in grammatica, ma sono 5 sillabe per l’haijin!
E ora, amici miei, cimentiamoci! 

 
Fonti

Tanabata*

La via lattea e l’incontro di due stelle
 

 

 

Tentei, il re delle stelle, aveva una figlia bellissima il cui nome era Orihime. La principessa Orihime era molto abile nel tessere al telaio e sapeva fare i vestiti più belli. Suo padre era molto orgoglioso di lei, ma la impegnò così tanto nel lavoro di tessitura che non le restava mai il tempo per fare nient’altro. Orihime aveva il cuore gonfio di tristezza, perché pensava che non avrebbe mai incontrato nessuno di cui innamorarsi. Finalmente suo padre ebbe pietà di lei e le scelse un marito.  Hikoboshi era un mandriano che viveva al di là del fiume. Orihime e Hikoboshi si sposarono e la loro felicità era così perfetta che Orihime lasciò che sul suo telaio si depositasse la polvere e smise di fare i suoi bellissimi vestiti. Tentei era arrabbiato. Pensava che Orihime volesse abbandonare il suo lavoro. Decise allora di separare i due innamorati e fece in modo che vivessero su opposte sponde del grande fiume. C’è da dire, però, che questo non era un fiume qualsiasi, infatti scorreva lungo il reame delle stelle.
Era la Via Lattea.
Orihime e Hikoboshi non avevano modo di attraversarla.
Orihime aveva una tale nostalgia di hikoboshi che pianse finché le sue lacrime corsero giù, fin sull’abito che stava tessendo.«Macchierai il vestito!» disse Tentei. «E sia. Se tuo marito ti manca tanto, potrai vederlo una volta l’anno.» Così il re delle stelle combinò che una volta l’anno, nel settimo giorno del settimo mese, il barcaiolo della luna traghettasse Orihime attraverso il fiume per far visita a Hikoboshi.
Ma se la principessa non fa bene il suo lavoro, Tentei fa piovere così tanto da provocare la piena del fiume, e allora il barcaiolo non arriva. Quando questo avviene, tutte le gazze del Giappone volano verso il fiume e formano un ponte, così che Orihime cammina leggera sui loro dorsi piumati per raggiungere l’amato Hikoboshi. E Tentei non può farci nulla.
 
 

 

*Tanabata, o la “Festa delle Stelle” si svolge la sera del 7 luglio di ogni anno. La festa deve le sue origini all’antica leggenda di una stella Mandriano (Hikoboshi) identificabile con Altair della costellazione dell’Aquila e di una stella Tessitrice (Orihime) identificabile con Vega della costellazione della Lira, il cui incontro è impedito dalla presenza di un fiume celeste che li separa. Questo fiume che è la Via Lattea (in giapponese Ama no gawa) si ritira e consente alle due stelle di incontrarsi una sola volta all’anno: il settimo giorno del settimo mese, ossia il 7 luglio.

I caratteri Tanabata (七夕) significano infatti la ‘settima notte’.

La leggenda di Tanabata ha origini cinesi; giunse in Giappone, infatti, durante il periodo feudale. Da allora la festa di Tanabata viene celebrata ogni anno. Bambini e adulti esprimono i loro desideri, scrivendoli su strisce di carta colorata, i tanzaku, che vengono appese con altre decorazioni in carta e stoffa a delle canne di bambù, poste all’ingresso delle case o nei giardini.
Fonti:

 

A questa festa e a questa leggenda, – come ormai avrete capito -, questo blog deve il nome e l’spirazione.
E’ mio desiderio condividere questo spazio con chi, come me, ama la cultura giapponese – stile, cucina, arte, spirito, poesia.
In primis, questo vuole essere un luogo virtuale di scambio tra creatività.
Ospiti d’onore sarammo i vostri versi, haiku, tanka, e quant’altro prenda ispirazione dal Regno del Sol Levante.
Scriveremo i nostri versi su ideali “tanzaku”, personali striscioline di carta-post depositari delle nostre emozioni.
Qui ogni invitato è anche padrone, ogni ospite è sacro, come si conviene allo spirito e all’ospitalità giapponese.
Mi auguro di essere una brava “anfitriona” e un’amica per ognuno di voi.

E dopo questo lungo post d’apertura… che la nostra Festa delle Stelle abbia inizio! 

Vi abbraccio

 

 

 

Etain