il maestro TzeKumi

Il maestro TzeKumi, prima di ogni sua lezione, era solito accompagnare i suoi allievi in lunghe passeggiate; il più delle volte, i suoi insegnamenti, contrariamente al parere dei genitori dei ragazzi, prendevano vita un passo dopo l’altro, tra la natura e la giocosa luce del mattino.

Un giorno, mentre era più assorto nella ricerca di un luogo ideale dove raccontare una delle sue parabole, restò stregato da un ciliegio in fiore.

Con un gesto, sollecitò i suoi allievi a sedersi nei pressi dell’albero e disse con voce ironica:

“ Questi fiori mi hanno stregato! …eppure non so come far esordire la mia parabola!”

Heishiro, l’unico ripetente del gruppo, quasi ironizzando la frase di routine del maestro disse:

“Nella vita non c’è insegnante migliore del nostro destino…!”

TzeKumi sorrise, come se volesse prendersi in giro da solo.

“ Bravo Heishiro…che memoria…!

Nella vita non c’è insegnante migliore del nostro destino…! Giusto!”

Il maestro, restò in silenzio per qualche minuto, e come se volesse irritare i ragazzi, camminò intorno all’albero.

“ In primavera…” disse Tzekumi, sorridendo ai ragazzi che avevano come sempre compreso la burla, “…il monaco SenKey e il suo allievo Zentesumi, dopo vari giorni di cammino, giunsero nella città di Tokyo. Quel giorno, in città, c’era una gran festa; i colori, i sapori, l’armonia di quel luogo rapirono il giovane monaco.

Giunsero nei pressi del mercato, e Zentesumi iniziò a curiosare tra le bancarelle; quando notò due commercianti di frutta, apparentemente uguali.

‘ Maestro, perché in quella bancarella non c’è nessun cliente, e nell’altra c’è un gran via vai? Entrambi hanno la stessa frutta, gli stessi prezzi, la stessa qualità!’

Il monaco SenKey sorrise e gli rispose semplicemente:

‘ Perché ha più clienti pur avendo entrambi gli stessi mezzi? Forse, perché ha la semplicità di essere se stesso con gli altri! ‘

Al giovane monaco sembrarono brillare gli occhi, e quella risposta sembrò, nella sua complessa semplicità, riordinare quel silenzio interiore che s’era impossessato di lui. Il maestro e l’allievo ripresero il loro cammino…”

“Quindi, io sarei un eterno ripetente perché non ho la semplicità di essere me stesso con gli altri? “ disse Heishiro.

“ Chissà…? “ rispose il maestro TzeKumi con aria soddisfatta.“

Forse dovresti essere più fiducioso del tuo prossimo! ”

*******

Dedicato a chi cerca in se stesso e nelle domande una motivazione di crescita.

– R.I. –