Elisa Allo’s Haiku

coccinella

~

vento al crepuscolo

la coccinella si aggrappa

a un filo d’erba

~

Elisa Allo

Stardust Haiku – Issue 5 – May 2017

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Kodomo no hi (“giorno dei bambini”)

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Koinobori al vento, all’Istituto di Cultura Giapponese di Roma (foto mia)

May’s rain 
small hands paint
carps to hang
*
pioggia di maggio
piccole mani dipingono
carpe da appendere
 
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iris carpet –
a little boy ventures
the first steps
*
tappeto di iris –
un bambino azzarda
i primi passi
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Elisa Allo

*
carps’ dance 
in the children’s day:
everyone is happy!
*
danza di carpe
nel giorno dei bambini:
tutti felici!
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Leonardo (7 year old)

L'immagine può contenere: una o più persone

Istituto di Cultura Giapponese di Roma (nella foto Kintarō con il kabuto – foto mia)

 

Kodomo no hi (こどもの日 “giorno dei bambini”) è una festività nazionale giapponese celebrata il 5 maggio (il quinto giorno del quinto mese) che chiude la Golden Week. Il giorno viene dedicato al rispetto dell’indole dei bambini e per festeggiare la loro felicità.

In occasione del Kodomo no hi le famiglie espongono i koinobori, delle maniche a vento decorate a forma di carpa. Per ogni figlio (in alcuni casi soltanto per i maschi) viene esposto un koinobori raffigurante Kintarō con il kabuto — il tradizionale elmetto militare giapponese — mentre cavalca una grande carpa. Kintarō e il kabuto sono un auspicio perché il bambino cresca forte e sano, mentre la carpa si rifà a una leggenda cinese secondo la quale una carpa che nuotava controcorrente si trasformò in drago; il vento muove i koinobori in una maniera che ricorda il nuoto del pesce.

Kintarō (金太郎) è il nome con il quale era conosciuto durante l’infanzia Sakata no Kintoki, uno dei discepoli di Minamoto no Raikō vissuto nel periodo Heian e divenuto famoso per la notevole forza che aveva da bambino. La leggenda narra che Kintarō cavalcasse un orso e che trascorresse il tempo giocando con gli animali sulle montagne da fanciullo. (da Wikipedia)

Durante kodomo no hi si appendono sulle porte di casa foglie di iris e di artemisia in segno di augurio e si prendono bagni caldi nelle vasche in cui galleggiano petali e foglie di iris affinché le foglie di questa pianta, la cui forma allungata e appuntita ricorda quella di una spada, instillino lo spirito combattivo di un guerriero in chi si vi immerge. Del resto la festa era anticamente chiamata anche shōbu no sekku, festa dell’iris. Anticamente era tradizione, nella prefettura di Hyōgo, nel Giappone centrale, di strappar fuori dalla terra delle radici di iris (shōbu) e sistemarle accuratamente in una corona verde facendone emergere due rizomi, simili alle corna di un toro. Si regalavano poi queste corone naturali ai maschietti che, indossandole per la giornata, avrebbero ottenuto la forza caratteristica di quell’animale.

Un altro costume legato a questo giorno di festa  è quello di  mangiare polpettine di riso avvolte in foglie bambù e chiamate chimaki e dolci di riso ripieni di pasta di fagioli azuki e avvolti in foglie di quercia, chiamati kashiwa mochi. (da Giappone in Italia)

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Carpe nel Giardino giapponese (Foto mia)